Un avvocato "bravo" non è necessariamente quello più preparato dal punto di vista giuridico. E non necessariamente un cattivo avvocato è un cattivo giurista.
Per il cliente -magari al primo incontro- è difficile capire su quali parametri valutare le capacità di un professionista.
Al di là della prestazione strettamente professionale, infatti, occorre far riferimento anche ad altri elementi, quali:
- l'attenzione mostrata dall'avvocato alle esigenze del cliente;
- l'empatia dimostrata durante i colloqui;
- la sensazione di fiducia percepita dal cliente;
- l'altruismo (verso il cliente) nella scelta delle diverse strategie processuali;
- il rispetto di valori morali fondamentali, quali la correttezza, l'onestà, l'amore per la verità, la compassione verso il prossimo;
- la capacità di comprensione umana;
- abilità comunicative;
Nella nostra esperienza professionale abbiamo talvolta notato che alcuni clienti valutano negativamente un avvocato che, al primo colloquio con loro, non si mostri aggressivo e spietato.
A tale valutazione è evidentemente sotteso un ragionamento di questo tipo:"Se questo avvocato è tanto agguerrito con me che sono il cliente, figuriamoci con quale ardore difenderà la mia causa!".
E' inutile dire quanto tale ragionamento sia infondato. Spesso il professionista che sia irragionevolmente duro con il cliente approfitta dell'unica persona con cui può "sfogare" la propria aggressività, altrimenti contenuta di fronte ad interlocutori ben meno pazienti.
L'aggressività, che è una delle doti che il penalista deve avere o sviluppare, non va misurata nel rapporto con un cliente spesso già traumatizzato dal processo penale.
La vera aggressività, quella buona, quella giusta, si manifesta con l'irremovibile fermezza con cui l'avvocato sostiene la Verità in un processo in cui nessun altro è in grado di coglierla.